Metacognizione e didattica

La metacognizione è la consapevolezza da parte di un individuo della propria capacità e dei propri processi cognitivi. In pratica è la conoscenza che abbiamo del funzionamento della nostra mente e di quella altrui. Un sapere consapevole che ci permette di capire quali sono i meccanismi che la regolano e la controllano.

Conoscere, per quanto possibile, come funziona la nostra mente ci rende coscienti di quello che facciamo e dei meccanismi che applichiamo per raggiungere un certo risultato o risolvere un problema.didattica metacognitiva

Per un bambino con bisogni educativi speciali, essere cosciente di quello che sta facendo, di come recuperare le conoscenze già in suo possesso, di individuare la strategia giusta per risolvere un problema, di sapere quali sono i limiti delle sue capacità e trovare i giusti strumenti per affrontarli, significa diventare uno studente di successo, motivato e con una buona visione di sé.

Faccio subito un esempio pratico: supponiamo che Luisa abbia difficoltà di attenzione e sia anche un po’ impulsiva. Il compito che deve eseguire un tema sulla gita effettuata con la classe. La consegna indica chiaramente i punti da affrontare: la destinazione, il motivo della scelta di quella località, lo svolgimento della giornata, le emozioni e la valutazione.

Luisa sa di avere qualche difficoltà con i temi perché sono lunghi (lei si stanca subito), ci sono troppe cose da scrivere e si perde. In più tende ad andare subito al cuore della questione e a non soffermarsi sull’introduzione e sulla conclusione.

Luisa però è stata aiutata a conoscere come funziona la propria mente, conosce esattamente i suoi punti di debolezza e quelli di forza e agirà consapevolmente di conseguenza. Farà uno schema dove indicherà cosa scrivere nell’introduzione (il dove e il perché della consegna) e nella parte finale (emozioni e valutazione) perché sa che rischierà di dimenticarle. Quindi si occuperà di ragionare su cosa scrivere nello svolgimento per non essere troppo prolissa e non fare un tema troppo lungo (Luisa sa che si stancherebbe e non arriverebbe alla fine!). Infine ogni volta che avrà scritto una parte, andrà a cancellarla dallo schema in modo da sapere sempre a che punto si trova.

Luisa avrà così ottenuto un tema completo, omogeneo e della giusta lunghezza. Non si sarà stancata eccessivamente e grazie allo schema sarà sempre riuscita a riportare l’attenzione sul compito. La maestra le darà una buona valutazione: ci guadagnerà l’autostima e la motivazione a riprovarci.

La didattica metacognitiva, quindi, si rivolge non tanto al come si fa a fare un tema, ad insegnare la regola, a fare un esperimento, quanto al formare delle abilità di autoregolazione che renderanno il ragazzo in grado di gestire in autonomia i propri processi di apprendimento.

Quali sono gli elementi della didattica metacognitivaautostima

Innanzitutto è un tipo di didattica che, anche se negli ultimi anni si è dedicata in modo particolare a soggetti con necessità educative speciali, può essere utilizzata in modo trasversale su tutti i ragazzi. Anche noi genitori o tutor, possiamo potenziare questo approccio che interviene su 4 livelli diversi  strettamente connessi tra di loro:

  1. la conoscenza del funzionamento della mente in modo generale. In questo primo step si danno notizie e dati (e si fanno emergere le conoscenze che il bambino ha già) su come funziona la mente umana: la nostra e quella altrui. Si impara quali tipi di memoria esistono, come funzionano, quali sono le strategie che noi possediamo per migliorarne la prestazione. Lo stesso lavoro si fa sugli altri aspetti quali la percezione, le emozioni, le abilità logiche e di ragionamento e i vari tipi di apprendimento.
  2. autoconsapevolezza del proprio funzionamento cognitivo. Il secondo passo è quello di passare dalle conoscenze teoriche a quelle più strettamente individuali e personali: io, come ricordo?, come valuto?, fin dove riesco a stare attento?. E’ un passaggio fondamentale perché collega la teoria al concreto utilizzo della propria mente e i suoi riflessi sui comportamenti. Possiamo così renderci conto dei punti di forza e di debolezza.
  3. l’uso delle strategie di autoregolazione. A questo punto il ragazzo controlla i propri processo cognitivi: conosce i suoi limiti, ma anche i suoi punti di forza e può attivare strategie per ricordare un elenco o fare un riassunto. In pratica sarà in grado di riconoscere il tipo si situazione che ha davanti, ricordare la sequenza da mettere in pratica per affrontarla, valutare e darsi degli aiuti concreti (schema, disegno) e osservare i progressi fatti.
  4. variabili psicologiche derivate da questo processo. L’aver imparato ad autoregolarsi, ad applicare delle strategie (e scoprire che funzionano) ha delle ripercussioni positive anche sul versante psicologico delle emozioni, dell’autostima e della motivazione che è la grande spinta che ci aiuta a raggiungere obbiettivi e successi.

L’utilizzo della didattica metacognitiva è un grande valore aggiunto all’inclusione in quanto si può utilizzare nelle normali attività curriculari senza dover individualizzare la didattica per i bes in quanto è un approccio, un modo di fare scuola, che si rivolge all’intera classe.

 

3 commenti

  1. Silvia

    2 anni fa  

    Ciao Anna, i tuoi articoli sono sempre molto interessanti, mi chiedo come mai queste strategie non vengano utilizzate a scuola. Intanto se si volesse scendere nella pratica di questo metodo, come si può fare? Tu terrai dei corsi/videocorsi? Grazie e buona giornata. Silvia


  2. Io

    2 anni fa  

    Brava


  3. Dena

    3 mesi fa  

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