Intervista a Claudia Rossi: assistente alla comunicazione

intervistaL’assistente alla comunicazione è una figura professionale che lavora quotidianamente nella scuola, poco conosciuta e, a dirla proprio tutta, nemmeno ben normata.

Eppure questi esperti sono stati previsti nella legge 104 che risale al 1992 che, nell’articolo 13 prevede:

… nelle scuole di ogni ordine e grado, fermo restando ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 24 luglio 1977 n. 616 e successive modificazioni, l’obbligo per gli enti locali di fornire
l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o
sensoriali, sono garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati.

Per capire meglio i compiti di un’assistente di questo tipo, ho incontrato Claudia Rossi e le ho rivolto alcune domande.

Con chi sto parlando?

Claudia RossiClaudia Rossi si è laureata come educatore professionale socio-sanitario, presso l’Università di Torino Scienze della Formazione e dell’Educazione.

In seguito si formata sulla scrittura braille e sta frequentando il secondo anno di L.I.S. (lingua italiana dei segni).  Tra le sue competenze c’è anche quella sulla trasformazione di materiale didattico in materiale tattile e sull’utilizzo di strumenti compensativi (programmi informatici specifici ). Nel suo curriculum non mancano corsi sulla musicoterapia, relazione d’aiuto, disturbi di comportamento, educazione emozionali ed altri

Claudia lavora nelle scuole da 12 anni, ma solo negli ultimi tre anni come assistente alla comunicazione. In passato, infatti, ha svolto mansioni di assistente alle autonomie specialistiche avendo modo di rapportarsi con sindrome autismo grave, ad alto funzionamento, agenesia del corpo calloso, sindrome di down, disturbo bipolare.

L’interesse personale l’hai poi portata a formarsi ed a lavorare molto con ragazzi con dsa, disturbi non verbali, adhd, d.o.p.

L’intervista

L’assistente alla comunicazione è una figura poco conosciuta, qual è il tuo ruolo?

L’assistente alla comunicazione o mediatore alla comunicazione  è una figura specializzata, formata per operare con bambini/ragazzi affetti da disabilità visiva o uditiva. Per intenderci non vedenti o ipovedenti e sordi. E’ prevista dalla L.104, che relativamente ai ciechi e ai sordi, ne prevede l’intervento a scuola, ed in alcuni casi anche a casa. La funzione principale dell’assistente alla comunicazione è di mediare/facilitare la comunicazione, l’apprendimento e la relazione con i pari, con la scuola e il territorio. Infatti, è un operatore in rete dal momento che svolge anche funzione di raccordo tra scuola, famiglia, servizio di neuropsichiatria infantile ed eventuali altre figure professionali che ruotano intorno al bambino.

Il mediatore alla comunicazione opera nelle scuole di ogni ordine e grado.

La nostra equipe di educatori che forma la squadra cosiddetta dei “sensoriali” organizza anche progetti ludici/relazionali per gli utenti che seguiamo nelle scuole. Il progetto è rivolto nello specifico ai non vedenti e ipovedenti come il campeggio estivo di 5 giorni (solitamente ad agosto) ed incontri come la festa di Natale o le partite di torball (calcio per non vedenti) che mettiamo in atto alcuni sabati pomeriggio a partire dalla primavera di ogni anno.

Per quali tipologie di disabilità è richiesta la tua competenza?

Come già detto, per le disabilità sensoriali prevalenti nel quadro patologico (non vedenti- non udenti). Non sempre si hanno disabilità sensoriali pure, possono essere associate ad altri deficit.

La sordità è sicuramente più complessa, si possono individuare tre gruppi differenti, per ognuno dei quali si rendono necessari interventi educativi specializzati:

  • Ci sono i sordi che utilizzano la Lingua Italiana dei Segni perché figli di genitori sordi segnanti, o perché la LIS è stata scelta come lingua principale, in questo modo il bambino acquisirà una vera e propria lingua (qual è appunto la LIS), dotata di regole grammaticali, sintattiche e morfologiche sue proprie.

In questi casi l’assistente alla comunicazione che conosce la LIS, affianca il bambino e, oltre condividerne con lui la lingua, funge da mediatore all’interno dei diversi contesti.

  • Ci sono poi sordi dotati di impianto cocleare, che prevedono un percorso di rieducazione uditiva e linguistica .
  • Infine , il gruppo più numeroso se vogliamo definirlo così, i cosiddetti “oralizzati”: bambini sordi non esposti alla lingua dei segni, non dotati di impianto cocleare, a volte protesizzati ma non sempre con vantaggio uditivo. Sono bambini che per la loro rieducazione, le famiglie hanno scelto l’oralità (apprendimento dell’italiano) sfruttando la labiolettura.

Questo ultimo gruppo è in genere il più difficile, solitamente la competenza linguistica di questi bambini è molto scarsa pertanto si è di fronte ad un grosso limite per accedere ai programmi di studio, rendendo frustrante il percorso scolastico del bambino. Da sottolineare che nel bambino puramente sordo (esclusi altri deficit), come ogni altro bambino intelligente, è in grado di apprendere ed imparare.

In questo caso più che mai, l’assistente alla comunicazione aiuta il bambino sordo ad integrarsi nel gruppo-classe, contribuisce all’apprendimento attraverso rielaborazioni e semplificazioni scritte del materiale. Mette a disposizione di tutti le sue conoscenze sulla sordità  e sulle strategie che occorre adottare nella comunicazione, sia scritta che orale.

Che differenza c’è tra te e l’insegnante di sostegno? Su un bambino possono esserci entrambe?

All’insegnante di sostegno spetta la scelta dei contenuti didattici da proporre al bambino, l’assistente alla comunicazione mette a disposizione le proprie conoscenze per individuare il modo migliore in cui proporre e valutare tali argomenti.

L’assistente alla comunicazione con l’insegnante di sostegno e se richiesta l’assistente alle autonomie dovrebbero lavorare in concerto ognuna con un proprio profilo.

Quale tipo di formazione è necessaria per ricoprire un ruolo così delicato?

Solitamente la formazione di base è prevalentemente quella dell’educatore, poi ci sono tre anni di corso per la lingua dei segni, il braille, la conoscenza di vari tipi di strumenti e applicazioni ma anche molta formazione continua che spazia da quella più specifiche come ad esempio per l’autismo, la comunicazione aumentativa alternativa (CAA), a formazioni più generiche.

Come avviene l’assegnazione dell’assistente alla comunicazione? Qual è l’iter affinché una famiglia possa richiedere questa figura professionale specifica per il proprio figlio?

Le Asl di riferimento, che hanno in carico gli utenti, propongono alle famiglie il servizio di assistenza alla comunicazione. Con il loro consenso viene inviata la richiesta ai Consorzi socio-assistenziali territoriali che sono enti gestori del servizio. Una commissione multiprofessionale UMVD valuta il bisogno dell’utente, in base alla documentazione sanitaria e stabilisce il monte ore settimanale di assistenza alla comunicazione. La commissione stabilisce inoltre in quale contesto l’intervento debba essere erogato: scolastico, domiciliare, extra-scolastico.

La cooperativa vincitrice dell’appalto di gestione del servizio, riceve mandato dal consorzio e invia gli educatori.

Sicuramente è un lavoro in cui serve molta impegno e una formazione continua! Claudia, ti ringrazio per la tua gentilezza e disponibilità, ma anche per la passione che metti ogni giorno in questo lavoro!

Se hai delle domande da porre a Claudia (a me sicuramente non è venuto in mente tutto XD) scrivile nei commenti o sulla pagina facebook: sarà ben felice di risponderti!

 

 

 

2 commenti

  1. Clelia

    5 mesi fa  

    Ciao Claudia. Sono un educatrice e seguo una ragazza di 16 anni ipovedente. Ha difficoltà a mettere a fuoco la visione, per ciò volevo chiederti consigli su come approcciare al suo metodo di studio. Lei rifiuta l utilizzo degli ausili, predilige la scrittura.


    • Anna

      5 mesi fa  

      Ciao Clelia! Ho contattato Claudia:”Allora come primo obiettivo educativo l’operatrice dovrebbe portare la ragazza ad utilizzare gli strumenti. Poco alla volta si accorgerà di ottenere buoni risultati con minor sforzo. Per quanto riguarda il cartaceo scritto, usare solo trattopen e non altre biro. Scrivere su uno sfondo giallo come per esempio un evidenziatore passato riga per riga o quadretti e poi scriverci sopra. Bisogna poi vedere che tipo di campo ha la ragazza (a buco di serratura, grigliato) e il residuo visivo”
      Spero ti sia stata d’aiuto1


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