Dislessia: i videogiochi che aiutano

dislessia La dislessia è un disturbo che ha una sicuramente una forte componente genetica, ma non è l’unico elemento: anche l’esperienza cambia le strutture del nostro cervello. Il nostro cervello, infatti,  è plastico e si adatta agli stimoli a cui è sottoposto.

E’ proprio su questo concetto di adattabilità che si basano i progetti ai quali sta lavorando il dipartimento di Psicologia Generale dell’Università degli Studi di Padova.

Il team guidato guidato dal professor Simone Gori (Università di Bergamo) e dal professor Andrea Facoetti (Università di Padova)  sta attualmente lavorando a due progetti distinti. E’ infatti ferma convinzione del dr. Facoetti che in qualche modo sulla dislessia si possa intervenire. La diagnosi neuropsicologica è fondamentale, ma lo è altrettanto tentare la ricerca di nuove vie per migliorare le capacità di lettura delle persone che hanno difficoltà. Qualcosa si può fare andando a stimolare la neuroplasticità attraverso sessioni di utilizzo di action videogames.

Esatto: videogames

Durante il suo intervento alla giornata di studio Dsa e altre difficoltà, tenutasi il 16 febbraio 2017, il prof. Facoetti specifica di non riferirsi a tutti i videogames in modo generico, ma ai quei giochi che necessitano di stimoli rapidi e di risposte veloci: gli action games appunto.

Dopo aver provato a far giocare i bambini con dislessia evolutiva per un periodo di circa 20 ore (il trattamento dura un mese, un mese e mezzo) è stata infatti documentata una variazione della traiettoria della velocità di lettura di questi bambini già diagnosticati.

Ma come fa un videogioco ad ottenere questi risultati?

I movimenti rapidi promuovono fortemente la plasticità del cervello e vanno ad agire sui meccanismi attenzionali che si trovano situati nelle aree frontali del cervello che comandano la funzioni attentive visive e uditive.

La grande sorpresa di questi studi, è stata scoprire che pur essendo un video gioco, le sessioni hanno prodotto anche un miglioramento dei meccanismi uditivi fonologici.

Com’è possibile questo? Saranno gli studi futuri a dirlo. Probabilmente oltre che ad agire sui meccanismi legati all’attenzione, i videogiochi agiscono su cellule che regolano attività multisensoriali. Quello che è certo è che, dati alla mano, gli studi effettuati su bambini di età prescolare, individuati a rischio,  dopo 20 ore di trattamento hanno ridotto il numero degli errori legati alla confusione dei fonemi  (b/d – f/v). Questo significa che in futuro si potrà pensare di usare questa terapia anche su bambini con un disturbo specifico del linguaggio.

I progetti che si sta seguendo l’Università di Padova sono attualmente due:

La prevenzionesuper mario

Il primo progetto è dedicato alla prevenzione. Vengono individuati bambini della scuola dell’infanzia, quindi in età prescolare, potenzialmente a rischio, ma che ancora non hanno sviluppato le difficoltà specifiche di apprendimento. A questi bambini vengono quindi allenati i processi attentivi tramite i videogiochi in modo da andare a diminuire la percentuale di rischio che la difficoltà emerga realmente in futuro.

La riabilitazione degli adulti con difficoltà di apprendimento

Il secondo progetto riguarda gli adulti. Gli studenti universitari dislessici.

Anche se la struttura del cervello in ragazzi di quell’età è ormai stabile, in realtà c’è ancora della plasticità che però necessita di una stimolazione elettrica per essere aumentata e portare ai risultati desiderati.

Il messaggio che lascia il Professor Facoetti alla fine dell’intervento è che non bisogna pensare che uno sia dislessico e che non ci sia niente da fare. Certo, i miracoli non si fanno, ma “le abilità di lettura di soggetti, anche adulti, può essere migliorata attraverso dei trattamenti riabilitativi e attraverso delle stimolazioni elettriche particolari”

E i tuoi bambini? Amano i videogiochi?

A te la parola

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