E merito mio! Stile attributivo e motivazione

stile attributivo

L’idea che abbiamo di noi stessi influisce sui nostri comportamenti e sui risultati di ciò che facciamo molto più di quando immaginiamo.

Qual è il piatto che ti riesce meglio in cucina? Supponiamo sia il dolce. Quando fai una torta ti senti ispirata, fantasiosa e sei disposta a lanciarti in una ricetta molto complicata anche se hai ospiti a cena. Qual è la credenza che hai di te? Che sei brava, che hai delle abilità in cucina. In sostanza sai che verrà bene perché hai una buona dose di fiducia in te  stessa.

Immagina invece che tu debba preparare il dolce per i tuoi ospiti, però ti senti una frana. Gli impasti di solito vengono appiccicosi, le torte non lievitano e la panna non monta. Le rare volte in cui è uscito dal forno qualcosa di commestibile è stato per puro culo. L’immagine che hai di te ne esce svalorizzata e allora? Nemmeno ci provi e ripieghi su una soluzione molto semplice: gelato con le fragole. In fondo il gelato piace a tutti e la frutta fa bene.

Le credenze che abbiamo su noi stessi si riflettono sulla motivazione a fare qualcosa o meno.

Le credenze che i nostri ragazzi hanno su loro stessi si riflettono sulla motivazione a studiare o svolgere un’attività.

L’intelligenza è fissa o può crescere?

Ciò che pensiamo di noi stessi ci fa concepire la nostra intelligenza in due modi diversi:

  • come un’entità fissa
  • come un’entità incrementabile.

Sono teorie a cui diamo vita noi stessi in base alle nostre esperienze e spesso, sono inconsapevoli.

Se pensiamo che l’intelligenza abbia una quantità fissa tendiamo ad attribuire i nostri successi all’abilità innata e ad essere motivati in modo estrinseco. Se però la valutazione delle tue abilità è negativa, avrai paura di fallire, eviterai di ritrovarti in situazioni che ritieni troppo difficili.

Lo studente non insisterà molto di fronte alle difficoltà di un compito.

Se le nostre credenze invece ci fanno concepire l’intelligenza come qualcosa di incrementabile vedremo i nostri risultati non come qualcosa che c’è o non c’è dentro di noi, ma raggiunti grazie al nostro impegno. La motivazione in questo caso è tutta intrinseca e l’impegno è finalizzato all’apprendimento e alla crescita delle proprie conoscenze!

Attribuzione e pregiudizio

Cos’è lo stile attributivo? E’ il nostro modo di interpretare le cause degli eventi, delle azioni e dei fatti che succedono a noi o agli altri. Se la nostra torta riesce possiamo attribuire questo bel risultato all’impegno che ci abbiamo messo oppure alla nostra abilità innata o ancora alla facilità della ricetta o ad un colpo di fortuna.

Lo stesso vale per il nostro ragazzo che studia: il bel voto che ha preso lo considera merito dell’impegno che ha messo nello studio, al fatto che quella materia gli è congeniale oppure perché la lezione era facile?

Queste credenze poi, le ribaltiamo anche sugli altri: è bravo, è fortunato, ha studiato, l’interrogazione era facile.

Ed ecco i pregiudizi

  • di tipo interno: riesco perché sono bravo o mi impegno (è merito mio); non riesco perché non mi impegno (devo solo mettermi)
  • di tipo esterno: riesco perché ho avuto fortuna (non è merito mio); non riesco perché sono sfortunato o il compito era difficile.

La conseguenza sull’autostima è ovvia: se l’attribuzione che diamo ai nostri successi è interna, la nostra autostima sarà positiva (soddisfazione e orgoglio), se di tipo esterno sarà al contrario bassa (incapacità, rabbia)

Modificare lo stile attributivo

questionario attribuzione

Ecco una buona notizia: lo stile attributivo può essere modificato. Prima di tutto, però, bisogna scoprire qual è lo stile attributivo di tuo figlio. Per individuarlo ho pensato di inserire un questionario QUI. Puoi provarlo anche tu, ma tieni presente che è tarato sugli studenti dagli 11 ai 20 anni.

E’ facile che un ragazzo con qualche difficoltà tenda a avere uno stile attributivo esterno: i fallimenti (come i successi) non sono merito suo, ma dovuti ad altri fattori che lui non può controllare.

Se realizzi che tuo figlio ha questo tipo di stile attributivo devi porti l’obiettivo di insegnargli la relazione fra impegno, comportamento strategico e prestazione. Bisogna che il tuo ragazzo impari ad attribuire i suoi risultati negativi (perché sono quelli che ci preoccupano) non tanto ad una presunta incapacità innata o da fattori esterni incontrollabili come la sfortuna piuttosto allo scarso impegno o ad uno studio poco strategico (sai che la mia newsletter può esserti d’aiuto, vero?)

Se gli studenti imparano ad attribuire all’impegno i loro risultati, si assumeranno anche la responsabilità dell’apprendimento aumentando autostima e motivazione. Certo la fortuna e la sfortuna costano poco, l’impegno molto di più, ma è la fatica che porta ai risultati.

E se ne parlassimo ancora? Giovedì alle 14.00 in diretta sulla mia pagina fb! Ti aspetto anche per conoscere il risultato del test!

A te la parola

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