Alternanza scuola-lavoro. Cosa si prevede per i bes?

L’alternanza scuola lavoro è una novità piuttosto recente. Infatti è stata istituita come attività obbligatoriamente solo nel 2015 con la legge 107/2017 nell’ambito della riforma denominata Buona Scuola.

Come funziona l’alternanza? Innanzi tutto sono coinvolte tutte le scuole superiori: licei, istituti tecnici e professionali e gli studenti interessati sono quelli che frequentano l’ultimo triennio. alternanza scuola lavoro

Nel corso di questi 3 anni, gli studenti sono tenuti a effettuare dei percorsi formativi presso delle aziende. Il monte ore da completare nel triennio è di 200 per i licei e 400 per gli istituti professioni e tecnici, scuole già più orientate all’entrata diretta nel mondo del lavoro.

Questa è un’opportunità che sicuramente aiuta i ragazzi ad arricchire la loro formazione e a confrontarsi con il mondo del lavoro e le sue regole. Gli studenti hanno la possibilità di toccare con mano delle realtà che in aula avrebbero modo solo di conoscere in teoria.

Alternanza come e quando

I progetti possono essere svolti sia durante l’anno scolastico che nei periodi di vacanza e anche all’estero. La scuola stipula delle convenzioni con  Enti, Istituzioni, Aziende, Studi tecnici e professionali presso i quali verrà individuato un tutor aziendale che si occuperà di seguire lo studente durante le settimane in cui il ragazzo sarà in azienda. Il tutor dovrà anche compilare un questionario per valutare l’esperienza.

All’interno della scuola è prevista la figura di un tutor scolastico che, insieme al ragazzo, rifletterà sulle attitudini, sulle competenze e individuerà l’azienda o la struttura più idonea.

Il tutor seguirà lo studente anche durante il periodo di alternanza e, insieme all’Istituzione scolastica redigerà la certificazione delle competenze acquisite nei periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro.alternanza scuola lavoro

Alternanza per i ragazzi con bes

La differenza tra gli stage formativi del passato e l’alternanza del presente è che quest’ultima è obbligatoria, quindi è fondamentale trovare delle imprese pronte ad accettare alunni con con disabilità anche intellettiva o relazionale.

L’alternanza può diventare un momento cruciale per favorire l’ inclusione e promuovere l’autonomia di questi ragazzi anche per un futuro inserimento lavorativo. Affinché non sia un’occasione persa, la scuola deve tenere in conto le attitudini e le caratteristiche degli alunni con bes.

Innanzitutto è bene che questo percorso formativo faccia parte integrante del PEI che è lo strumento più idoneo per regolare un passaggio così delicato. Infatti è importante che nella pianificazione e nell’attuazione del progetto alternanza scuola- lavoro partecipi anche la famiglia dell’alunno.

La parte più complicata forse sta proprio nell’individuare la struttura lavorativa pubblica o privata più idonea. Non è solo compito della scuola occuparsene, può anche essere la famiglia o l’ASL ad individuare il posto giusto, ma spetta alla scuola la formalizzazione. Non si tratta solo, infatti, di favorire l’inserimento in un’azienda qualunque, ma, piuttosto, di ricercare una struttura in cui un ragazzo con disabilità possa esprimere al meglio le proprie capacità. In ottica inclusiva, poi, l’ideale sarebbe progettare una modalità di coinvolgimento anche dell’intera classe in cui si trova lo studente.

Sicuramente un ruolo importante lo gioca l’insegnante di sostegno che è bene che, almeno per quanto riguarda il primo inserimento, segua il lavoro del ragazzo svolto all’esterno. Non è necessario che l’insegnante sia sempre presente anche in azienda, ma il suo controllo in qualità di tutor è fondamentale per la buona riuscita dell’esperienza.

Come sempre noi genitori non dobbiamo stare all’esterno a guardare, ma partecipare attivamente alla fase di scelta dell’azienda e della modalità di attuazione del progetto. Quest’esperienza dev’essere un’esperienza formativa e non  rivelarsi frustrante e demotivante per i ragazzi che già normalmente non hanno una buona stima di sè.

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